Non si può più stare tranquilli nemmeno da Marzullo. Ieri sera registro “L’appuntamento”. Si discute su ”Viva l’Italia!”. Federico Geremicca e Mirella Serri, cari amici, hanno parole affettuose, Arturo Diaconale giustamente si smarca un po’. Mi commuove Ferrarotti, padre della sociologia italiana, che non solo ha letto il libro fino all’ultima riga ma coglie dettagli minuti, come l’immagine dei contadini di Dogliani- tra cui mio nonno – che ascoltano la lezione di Luigi Einaudi, che sul sagrato della chiesa spiega in dialetto come usare sementi e fertilizzanti e come ruotare le colture: una lezione di antiretorica, un modo tutto fatti di non essere fascisti. Una professoressa di cui sinceramente non ricordo il nome fa un po’ la sussiegosa, “libro ben scritto, certo la storia è più complessa”, cose così.
Poi tocca a tale Simonetta Bartolini, sedicente storica. Che attacca una tirata tipo “libro pessimo, da non fare leggere nelle scuole, non è un libro di storia, non è un libro a tesi, è un libro di opinioni…”. La guardo come la mucca guarda il treno: non capisco sinceramente cosa stia dicendo. Le critiche sono più utili degli elogi, ma la “storica” non sta criticando, non cita errori, non confuta la tesi del libro – che c’è ed è chiarissima, la difesa dell’unità nazionale nel suo divenire storico e nella sua prospettiva futura -; sta antipatizzando così, a casaccio. Poi, finalmente, viene al dunque: “Cos’è questa storia dei “vinti” che sono tali sino al 25 aprile ma prima hanno il coltello dalla parte del manico e lo usano, mentre i “vincitori” venivano braccati, torturati, fucilati, appesi ed esposti come monito? Dopo il 25 aprile sono stati appesi gli altri! Ma questa è la storia!”.
Certo, appunto: la storia. E’ giusto raccontare e denunciare quel che è accaduto dopo il 25 aprile. Ma è giusto raccontare e ricordare anche quel che è accaduto prima. Ed è proprio questo che alla “storica”, evidentemente, non va giù. Mi direte: ma che ti importa? Il libro va benissimo, i lettori sono con te; ti avesse almeno criticato Sabbatucci, Gentile, Perfetti, insomma uno storico serio, importante; ma questa chi è? Però il punto della guerra civile è dolente. Ci tengo. E poi, appunto: questa chi è?
Chiedo informazione agli altri ospiti: dove insegna? Ad Harvard? Alla Lateranense? Almeno alla Sapienza? No, alla Libera Università San Pio V, il Papa di Lepanto. Sinceramente, mai sentita nominare. E perché la mette giù tanto dura contro i poveri partigiani, già vilipesi da tutti? E poi, se ha almeno aperto “Viva l’Italia!”, non ha visto che una delle tesi è appunto che la Resistenza non fu fatta solo dai partigiani ma dai militari, dalle donne, dai sacerdoti, dagli ebrei, dai contadini? Mi rispondono: “Sai, è una di destra”.
No, cari amici. La destra è una cosa seria. Anche nobile. La destra dovrebbe rivendicare non solo il Risorgimento del re Vittorio Emanuele e di Cavour, ma anche la Resistenza del generale Gandin e del colonnello Montezemolo. Purtroppo, buona parte della destra italiana ha ancora i piedi piantati in quel fascismo che trova sempre concime.
Per avere informazioni sull’università S.Pio V di Roma basta rivedere la puntata del 28.5.2006 di Report intitolata “Regalo di laurea” per scoprire come è stato facile per alcuni dipendenti del Ministero dell’Interno ottenere una laurea triennale ed avere, poi, nell’ambito della stessa amministrazione possibilità di carriera altrimenti precluse.
Un cordiale saluto
alessandra giordano
Gentile dr Cazzullo,
la stimo, la leggo, la vedo con simpatia quando appare in TV -es ParlaConMe-, l’ascolto con piacere questi giorni a PrimaPagina. Vorrebbe essere lei a introdurre l’invito, per gli ascoltatori che intervengono, a qualificarsi con nome e cognome, e non solo con il nome di battesimo come si fa nelle radio private quando si telefona per dedicare una canzone alla morosa o una battuta ad un collega?
Siamo su Radio3!! Va bene se si telefona a Fahreneit per partecipare al gioco sul libro segreto..
Non crede anche lei che in questa Italia, drogata da anni e anni di tv per le masse -giochi, sketch, sitcom, reality,…- si debba ripartire da questo piccolo gesto: qualificarsi nella propria identità, e non nel nickname !?
Con stima, Paola Ghilotti
E’ che sono timido e già fargli dire il nome mi pare tanto…