In ogni famiglia italiana c’è un personaggio che ha contribuito a fare la storia d’Italia. Un bisnonno o un nonno che ha fatto la Grande Guerra. Un nonno o un padre che ha fatto la seconda guerra mondiale o la Resistenza, nelle varie forme che la Resistenza assunse – non solo partigiani ma anche militari, internati, ebrei, donne, civili, sacerdoti -. Un protagonista della ricostruzione. O un avo mazziniano o garibaldino.
Questi giorni in cui la memoria riaffora sono quelli giusti per raccontare ai nostri figli e nipoti una storia che magari non hanno mai sentito. Per recuperare quel frammento di memoria nazionale custodito in ogni famiglia – spesso dalle donne – e magari confermato da segni, simboli, oggetti come ritratti, medaglie, cartoline, lettere. Giovanni Paolo II diceva che l’amor di patria – la terra dei padri – è un’estensione del quarto comandamento: onora il padre e la madre. Onoriamoli quindi raccontando la loro storia, anche quando è dolorosa, perché anche il dolore può servirci a costuire un futuro meno incerto.
Il mio blog è a vostra disposizione.
Aldo Cazzullo
Gent,mo Dott. Cazzullo, Le ho inviato la storia della mia famiglia descritta in un breve racconto. Le avevo chiesto il permesso di farlo ad una presentazione, e dopo il suo consenso ho trovato il coraggio di spedirlo.
Spero possa trovare il tempo per questa breve lettura e comunque, ancora grazie per la Sua gentilezza. rita
Gentile dott. Cazzullo
Il 17 marzo un noto giornale meridionale cosi titolava in prima pagina:”due stranieri costruirono un paese ancora senza padri”. Si fa riferimento a Cavour che “riuscì nell’impresa di unificare l’Italia parlando in francese e ragionando da europeo”, a Giuseppe Garibaldi che fu “la prima pop star interclassista della politica mondiale” e ad un terzo straniero: Alcide De Gasperi “trentino…eletto nel paramento di Vienna. Conosceva il tedesco, ma si esprimeva nella lingua di Dante”, famoso per “ la tradizionale austerità teutonica” ( un tedesco per dirla breve). Per fortuna ho comprato il Corriere con il libro di Montanelli e ho capito perché Cavour parlava in francese. Ma ho anche capito che definire Cavour uno straniero significa commettere una grossa forzatura. Mi domando quanti lettori siano caduti nella trappola dell’articolo che ho citato e quanti lettori si siano presi la briga di andare a sfogliare un libro per conoscere come veramente stanno le cose. D’altra parte, per quanto mi riguarda, basta poco a confutare le tesi “contro”. E’ sufficiente ricordare che Cavour, Garibaldi, Mazzini (straniero anche lui?), i Savoia sono stati la punta di un grande iceberg. L’altra parte sostanziosa è fatta di quelli che nelle varie guerre di indipendenza e nelle altre guerre sono morti al grido di Viva l’Italia; e per il fatto solo di aver gridato Viva l’Italia, credo che valga la pena di considerarli italiani a tutti gli effetti. Ecco alcuni nomi tratti dal libro che lei ha scritto:”Viva l’Italia”, tutti dimenticati:
Aguyar Andrea ( lui si straniero), Antonietti Colomba, Gotifreddo Mameli detto Goffredo, Luciano Manara, Emilio Morosini, Attilio ed Emilio Bandiera, Rocco Verducci, Pietro Mazzoni, Gaetano Ruffo, Domenico Salvatori, Michele Bello, Domenico Romeo, Giuseppe Perotti, Franco Balbis, Silvio Geuna…
è giusto ricordarli in questi giorni di festa!!!
Viva l’Italia Una, Unica, Unita !
Di Giorgio Raffaele
Gentile dott. Cazzullo,
Oggi nella libreria di un ipermercato ho scoperto l’esistenza di un libro dal titolo “polentoni” scritto da un giornalista che è il presidente dell’ordine dei giornalisti. Incuriosito, ho letto velocemente l’introduzione di copertina. In sostanza al Nord è toccato pagare i costi dell’Unità e post Unità. Il Meridione è stato barbaramente annesso (sarà contento l’autore di “terroni”) e il Nord continua a pagare ancora oggi. Eppure dopo la rivoluzione francese qualcuno avrà pagato le tasse ( oltre ai nobili, almeno quelli rimasti); eppure negli Stati Uniti qualcuno avrà pagato le tasse per ricostruire il paese dopo la guerra civile. Anche in Italia, dopo l’Unità, bisognava costruire una nazione dal nulla e i soldi servivano. Mi domando perché tutti questi libri “contro”? perché delle persone intelligenti consumano delle energie per un revisionismo “contro” che serve solo a dividere mentre altri Paesi si attrezzano per le sfide globali?
Forse perché non amano l’Italia.
Di Giorgio Raffaele
sig de giorgi……la storia la scrivono i vincitori, ai vinti tocca solo e sempre il revisionismo, che si tratti di risorgimento o di fascismo, della rivoluzione del 1799, o della lotta ” partigiana” quindi se vogliamo crogilarci nel volemose bene facciamolo pure,..ma se vogliamo conoscere ciò che davvero è successo,…….allora occorrono tanti revisionismi…..chevvhè ne dicano i bossi della situazione. La saluto.
I vincitori scrivono la storia perché spesso stanno dalla parte giusta, anche se qualche volta si comportano come i “cattivi” che giustamente hanno perso. Se il revisionismo serve a trasformare i vinti in vincitori e viceversa, è perfettamente inutile. Montanelli sosteneva che la storia è la ricerca nel passato dei perché del presente. Abbiamo bisogno in Italia di un revisionismo oggettivo, non di parte o contro, che ci aiuti a capire gli errori del passato per affrontare il futuro. Saluti.
Di Giorgio Raffaele
P.S. che male c’è a volersi bene?
bella, mi piace questa mail
caro Aldo il primo cugino di mio padre si chiamava Alberto Mario esattamente come il nonno il famoso patriota marito di Jessie White
Gentile Margherita,
conosce il libro di Elizabeth Daniels “Possessed by the Angel” che e’ una biografia di Jessie White Mario? La copia che io avevo e’ purtroppo andata smarrita durante un trasloco e non sono riuscito ad acquistarne un’altra perche’ il libro e’ fuori stampa. Se lei sa come potrei acquistarne una copia, voglia cortesemente scrivermi a: seralui@libero.it. Cordialmente, Luigi Ambrogio
Caro Cazzullo,
è un piacere rivederla scrivere sul blog.
Mio nonno fu antifascista in un sud che non visse integralmente la tragedia del nazifascismo (ecco perchè vinse la Monarchia nel ’46): come Lei ben sa e racconta, al nord fu ben diverso, con stragi e rappresaglie.
Fu antifascista però, nel suo piccolo: non potè fare il partigiano perchè la liberazione del sud, avvenuta parecchio prima, non gliene diede l’opportunità. Ma rifiutò di aderire al regime iscrivendosi al partito Fascista, e non trovò lavoro: per questo fu costretto a vendere tutti i suoi(pochi)averi, dovendo perdipiù badare alla madre anziana e malata.
E’ stato un piccolo eroe della quotidianità: nel dopoguerra fu anticomunista perchè ben sapeva cosa significava una dittatura, ma rimase soprattutto un antifascista convinto. Chissà cosa direbbe oggi di fronte non tanto a una valutazione non ideologizzata del fascismo(necessaria in alcuni aspetti visto che siamo a settant’anni di distanza)quanto al revival del Duce in tanti programmi televisivi e in tanti discorsi da bar di chi il fascismo non l’ha mai vissuto.
Non sarà stato un grande eroe ma mi piace ricordare che nel suo piccolo non piegò la schiena.
Nino, Messina
Gentile Aldo,
ci siamo conosciuti alla tua grande presentazione ad Abano Terme, sono di Novi Ligure…ho bisogno di parlarti per una proposta di lavoro…dove posso contattarti?la mia mail è atsannia@inwind.it
grazie
Gentilissimo Sig. Cazzullo, anzi no, Aldo, io, il libro l’ho già comprato e se proprio vuoi saperlo l’ho divorato! sembrava l’avessi scritto io…..
Ti racconto, proverò brevemente, la mia storia.
il 14 febbraio di quest’anno scrivo a “brontolo” trasmissione di oliviero beha su rai tre ogni lunedi mattina.
La mia lettera parlava di Risorgimento, di quanto per me e per la mia famiglia Esso fosse una cosa importante.Metto nella lettera tutto quello che provavo in quel momento, la scrivo mentre le lacrime mi scendono silenziose sulle guance,provo a trasmettere tutto ciò che provavo nell’ascoltare parole come Patria, vocazione alla libertà, causa sociale, rivoluzione dal basso, massoneria, tricolore, torture, segrete, cuffia del silenzio, borbone,Garibaldi e garibaldini eroi del risorgimento, Martiri.
Nella mia famiglia c’è tutto ciò, anche se sono passati 150 è come se fosse ieri.
Dimentico d’avere scritto la lettera e passa qualche giorno.
Mi chiama la rai e mi invita ad andare in trasmissione, quella del 14-03.
Io, forse un pò incoscientemente, accetto.
In realtà nn sono riuscita a dire gran chè, a parte avere colto in difetto il presidente della mia regione Lombardo.
Ma avrei voluto esprimere tutto quello che provo e che so sul RIsorgimento Italiano, perchè vedi Aldo, il significato di ciò che accadde all’Italia in quei mitici momenti, sta proprio racchiuso in quella parola “Risorgimento”l’alba di un nuovo giorno, per esso italiani e italiane di tutta la penisola hanno combattuto sacrificato la propria vita rinunciando alle cose più banali ma fondamentali, come farsi una famiglia.In Sicilia, la mia regione, nel 1848 a Palermo, scoppiò l’inferno e sembrava fossimo quasi riusciti a scacciare il “TIRANNO”, ma le cose andarono diversamente.
mi fermo qui, le segnalo però questo nome “Francesco Bentivegna” i fratelli Bentivegna di Corleone (io provengo da la)
Lo so che Corleone può sembrarti strano……ma sapessi quanta storia ha questo meraviglioso paese, prima che quella feccia rendesse la sua fama pessima agli occhi del pianeta.
Un ultima cosa: su facebbok mi sono attirata di già l’odio dei nostalgici borbonici…..che dire?
grazie ancora
Silvia Bentivegna
Il fratello di mio nonno si chiamava Serafino. Era nato nel 1899. Quando lo hanno chiamato per le armi non voleva partire. Piangeva e si aggrappava a un’inferriata. Ferito in guerra è poi morto per setticemia. Per sempre giovane. In soffitta ho delle lettere piene di speranza per i genitori. Forse non contemplava il pensiero della morte anche se di morti ne aveva visti a decine. Che periodo luttuoso per la nostra Italia. E non solo!
Egregio Dottor Cazzullo
Ho letto con grande interesse e curiosità il Suo libro “I ragazzi che volevano fare la rivoluzione”, lettura veicolata dalla costruzione dell’incontro di studi “1968-1979: viaggio nella cultura di una generazione” che mi vede attualmente impegnata. Anche io, come Lei, faccio parte di un’altra generazione ma il tema mi è molto vicino perchè quegli anni sono stati, invece, vissuti, in prima linea, da mio marito, protagonista attivo del Movimento studentesco, scomparso nel 2006. In un percorso di memoria, che accompagna la donazione del Fondo librario di mio marito, si inserisce l’evento. Il Suo contributo sarebbe, in questo senso, assai prezioso. Le chiedo, così, gentilmente se sia possibile poterLa contattare per raccontarLe i dettagli dell’iniziativa.
La ringrazio.
Ivana Falco
signora Ivana non riesco a garantirle la sua presenza ma perché non racconta la storia di suo marito e del suo progetto ai lettori del blog? grazie. Aldo
L’idea dell’incontro di studi è un “segno” a cui teniamo molto, pensato come incursione storica, giornalistica e cinemasca in quegli anni che il Dott. Cazzullo ha splendidamente raccontato nel suo libro (quasi avesse vissuto in prima persona ogni momento.. ). Così mi permetto di insistere nel chiedere un contatto diretto per raccontare l’iniziativa, già concordata con l’amministrazione comunale per il prossimo 24 giugno.
grazie mille
Ivana
Gentile dottor Cazzullo, il Suo commento agli art. di Veneziani e Fedel non lo condivido. Vorrei osservare che non è più tempo di dare giudizi politici sul fascismo perchè dopo sesant’anni si tratta,invece, di fare Storia;che è un altra cosa. Cioè contestualizzare e analizzare tutte le variabili socio politiche del tempo per capire bene il fenomeno al di là della “mistica” dei vincitori. Io molto modestamente l’ho fatto con il “Fantasma dell’OVRA” (Greco & Greco, Milano 2011)dove, per esempio, dmostro che la sgretissima nonché ferocissima OVRA non è mai esistita. Infatti “niente è più segreto di una cosa che non esiste; ovvero, quando l’ignoranza diventa mistero”. Anche su suggerimento del Suo collega Piero Ostellino Le invierò una copia e la ringrazio anticipatamente per la Sua eventuale valutazione. Antonio Sannino – Roma
Dottor Cazzullo, se Le è possibile dovrebbe farmi sapere se ha ricevuto il libro di cui sopra. Grazie. Sannino
Egregio Dott. Cazzullo, non sapendo come contattarLa uso questo spazio. Come Società Conservatrice del Capanno Garibaldi di Ravenna, siamo interessati a presentare il suo libro “Viva l’Italia”.
Una data per noi interessante è il prossimo XX settembre.
In attesa di un suo contatto, porgo distinti saluti.
Maurizio Mari
grazie caro Mari ma purtroppo le devo rispondere come alla signora Benedetti…mi spiace
Baar (Svizzera) 11 Aprile 2011
Egregio Dr. Cazzullo,
Sto cercando di realizzare l’albero genealogico della mia famiglia e, grazie al supporto del Servizio di Stato civile di Ancona e l’Archivio Storico Diocesano di Ancona, sono in possesso dell’Estratto di Nascita di mio Nonno, Colonnelli Aldo nato il 13.07.1866 in Ancona, come pure la conferma di suo padre Colonelli Luigi nato nel 1805 in Ancona e da sua madre Raffaeli Giustina nata nel 1836.
Poichè nei miei ricordi so che il padre di mio nonno, Colonnelli Luigi nato nel 1805 aveva ospitato nel 1860 il Re Vittorio Emanuele II per sei giorni nella sua villa di Posadora, come infatti viene riportato nel pregevole libro “C’era na volta el tranve” di Sandro Censi e sicuramente in altri archivi storici.
Esiste purtroppo un grave problema di identificazione: mio nonno (e naturalmente poi mio padre, mio fratello ed io) risultiamo per lo stato italiano col nome Colonnelli (con due “n”) mentre con una sola “n” nell’Archivio Storico Diocesano di Ancona. Colonnelli Luigi risulta anche fra i caduti di Mentana. Dove è dunque ora la verità?
Il garibaldino Colonnelli Luigi era la stessa persona che ospito’ il re a Posadora?
Infiniti ringraziamenti per una Sua autorevole risposta per risolvere questo interessante particolare storico.
Fabrizio Maria Colonnelli
La mia domanda, che rivolgo volentieri al signor Sandro Cesti, sperando che venga gentilmente accolta, è la seguente:
Dove risulta il nome di Colonnelli Luigi in Ancona nel 1860?? Nell’Archivio Diocesano di Ancona, tutta la mia famiglia fino al 1750 ca. porta sempre il nome Colonelli (con una sola “n”)
Si tratta allora soltanto di un errore di trascrizione?
In allegato fotocopia dell’estratto di nascita di mio nonno e l’estratto genealogico dell’Archivio Storico Diocesano
Sinceri ringraziamenti per una Vostra cortese risposta
Fabrizio Maria Colonnelli
signor Colonnelli lei mi sopravvaluta. ma giro il quesito ad amici anconetani molto informati sulla storia locale. a presto. a.c.
Fabrizio Maria Colonnelli
e-mail: techtrans@databaar.ch
Baar (Svizzera) 11 Aprile 2011
Egregio Dr. Cazzullo,
Sto cercando di realizzare l’albero genealogico della mia famiglia e, grazie al supporto del Servizio di Stato civile di Ancona e l’Archivio Storico Diocesano di Ancona, sono in possesso dell’Estratto di Nascita di mio Nonno, Colonnelli Aldo nato il 13.07.1866 in Ancona, come pure la conferma di suo padre Colonelli Luigi nato nel 1805 in Ancona e da sua madre Raffaeli Giustina nata nel 1836.
Poichè nei miei ricordi so che il padre di mio nonno, Colonnelli Luigi nato nel 1805 aveva ospitato nel 1860 il Re Vittorio Emanuele II per sei giorni nella sua villa di Posadora, come infatti viene riportato nel pregevole libro “C’era na volta el tranve” di Sandro Censi e sicuramente in altri archivi storici.
Esiste purtroppo un grave problema di identificazione: mio nonno (e naturalmente poi mio padre, mio fratello ed io) risultiamo per lo stato italiano col nome Colonnelli (con due “n”) mentre con una sola “n” nell’Archivio Storico Diocesano di Ancona. Colonnelli Luigi risulta anche fra i caduti di Mentana. Dove è dunque ora la verità?
Il garibaldino Colonnelli Luigi era la stessa persona che ospito’ il re a Posadora?
Infiniti ringraziamenti per una Sua autorevole risposta per risolvere questo interessante particolare storico.
Fabrizio Maria Colonnelli
e-mail: techtrans@databaar.ch
Mio nonno materno si chiamava Bartolomeo, era nato 11 marzo 1899 in un comune della provincia di Ragusa. Aveva avuto la fortuna di andare a scuola e finire le elementari, cosa molto rara a quei tempi per l’ estremo sud della Sicilia e nello strato sociale cui apparteneva. Fin da piccolo aveva manifestato una notevole avidità per i libri attraverso i quali ha cercato tutta la vita di imparare e conoscere più cose possibili. Spesso ci raccontava della sua impasienza da ragazzino di finire di cenare per andare a leggere, nonostante avesse all’attivo anche 14 ore di lavoro nei campi. Dapprima questa sua passione era ritenuta malsana e anche stramba, gli costò diversi rimproveri e punizini dal padre, che veniva istigato dal proprietario terriero per il quale lavoravano, un ragazzo che faceva troppe domande e sapeva su troppi argomenti non era visto di buon occhio.
Le cose per mio nonno si complicarono ulteriormente quando nacque un amore travolgente proprio con la figlia del suo datore di lavoro, tornata dal collegio di suore dove studiava, che comunque sarebbe poi diventata mia nonna. Lascio immaginare quello che questi due ragazzi dovevano escogitare per potersi parlare e qualche volta vedere. E arriviamo alla chiamata alle armi per tutti i ragazzi del ’99. La nonna ci raccontava la sua disperazione e il suo dolore quando seppe che il ragazzo che amava doveva “andare a fare la guerrà al nord “, e che poteva anche non tornare più. Così qualche sera prima della partenza per il fronte Concetta, così si chiamava la mia nonna, si concesse a Bartolomeo, nel pagliaio dietro la stalla, facendogli promettere che non si sarebbe fatto ammazzare perchè lei ormai era “disonorata” per la famiglia, ma a lui consacrata per la vita. ” Se tu muori in guerra io mi ammazzo, senza di te non voglio vivere.” Queste furono le parole di commiato che la nonna disse al nonno.
Bartolomeo si fece onore al fronte combattè con grande coraggio e spirito di sacrificio salvò il suo capitano dal fuoco nemico, e tornò vivo a casa.
Non sto a raccontare ciò che lui e la nonna dovettero affrontare per riuscire a sposarsi, dico solo che la nonna fu diseredata e mai più accettata nella sua famiglia, il nonno e suo padre licenziati. Ma erano giovani pieni di energie e di speranze, si rimboccarono le maniche e piano piano cominciarono a costruire la loro vita rallegrata dalla nascita di 6 figlie.
Mio nonno cominciò a interessarsi alla politica, andò alle scuole serali fino al biennio classico, abbraccio dapprima il socialismo e poi il comunismo, fu un attivista locale dove ben poco si faceva per contrastare il fascismo, finì in cella più volte e altretante volte picchiato, dovette nascondere da persone fidate nell’agrigentino la famiglia, perchè temeva ritorsioni e vendette, consumò quasi tutto cio che aveva per finanziare i suoi viaggi a Roma, Milano e in Emilia, dove prendeva parte a incontri sia del suo partito ma anche con tutte le organizzazioni antifasciste. Quando gli eventi precipitarono e la resistenza si organizzò materialmente, il nonno non esitò a lasciare moglie e figlie e a partire per unirsi ai partigiani. Una cosa di cui andava fiero era l’incoraggiamento che aveva avuto dalla nonna, lei non aveva mai piagnucolato mai tentato di fermarlo gli diceva sempre : ” Vai per l’Italia, per la Libertà e per le tue Figlie. ”
Combattè con i partigiani in Piemonte e in Emilia. Fu catturato dai nazisti. Da qui in poi il suo racconto era confuso per quel che riguarda le date e i luoghi.
Dopo la cattura lui e i suoi compagni furono portati con dei camion in una specie di prigione dove c’erano partigiani e soldati stranieri e chiunque fosse sospettato di far parte della guerriglia antinazifascista, non sapeva bene dove fosse ma si diceva fossero vicino a Trieste. Qui i cosidetti prigionieri venivano torturati in vari modi, per costringerli a dare informazioni sui compagni e le loro postazioni e movimenti, le urla dei prigionieri si sentivano giorno e notte. Qui il mio nonno venne picchiato a sangue e successivamente torturato con i fili elettrici ai polsi e alle caviglie, dei quali ha portato i segni fino alla sua morte.
Dopo qualche giorno fuono messi lui e molti altri in 4 camion con dentro circa 40 persone per ognuno e dopo un viaggio durato una intera nottata, durante il quale mediamente ogni ora ne venivano fatti scendera 3 o 5 per camion e fucilati così senza spiegazioni. Ogni fermata per ognuno di loro poteva essere l’ultima.
Arrivarono all’alba in una stazione ferroviaria dove vennero fatti salire nell’ultima carrozza di un lungo convoglio, c’erano soldati tedeschi e cani ovunque, vennero a sapere successivamente che i vagoni che componevano il lungo treno erano stipati di ebrei.
Il loro gruppo costituito da 76 uomini venne fatto scendere dopo alcuni giorni di viaggio e portato in un campo di concentramento dove non c’erano ebrei ma solo cosidetti “prigionieri politici”. Qui rimase diversi mesi, non sto a raccontare nei particolari il trattamento che veniva loro riservato è noto a tutti quello che succedeva nei lager. Una volta durante un suo racconto di quei giorni gli chiesi come aveva fatto a sopravvivere, lui mi rispose con una frase che da allora è diventata il mio motto : <> Il nonno non è mai riuscito a individuare di preciso dove si trovassero. Quando i tedeschi si dettero alla fuga per non cadere nelle mani dei soldati russi, lasciando il campo sguarnito e i pochi sopravvissuti finalmente liberi, il nonno e gli altri cominciarono il lungo e lento peregrinare per tornare in patria, dapprima furono soccorsi e rifocillati dai soldati russi, man mano strada facendo molte persone li aiutarono. Ci mise dei mesi per arrivare a casa grazie all’aiuto di tantissime persone, e in tutto questo tempo niente aveva più saputo dei suoi cari, ci diceva che quando si imbarcò a Civitavecchia per Palermo era felice e al contempo spaventato non sapeva cosa e chi avrebbe trovato a casa, aveva attraversato le rovine di una guerra, aveva visto la sua amata Italia distutta e allo sbando. Arrivò al suo paese che era di primo pomerigio anche li c’erano i segni dei bombardamenti non c’era quasi nessuno per strada, ma appena svoltò l’angolo della sua via vide la porta di casa sua aperta. Aveva tanta paura di non trovare la sua famiglia di trovarvi gente estranea, percorse quei pochi mentri con il cuore in gola al pari di quando faceva gli agguati ai nazisti da partigiano. Arrivò davanti alla porta e vide una donna con due ragazze che stavano pulendo della verdura, era la sua Concetta. Dapprima la nonna non lo riconobbe, era talmente cambiato sciupato e un ammasso d’ossa e pelle, gli andò incontro con fare minaccioso tenendo il coltello da cucina in mano, ma quando fu a un passo da lui non ci fu bisogno nemmeno di parole si avvolssero in un abbraccio infinito e in un pianto dirotto.
Questa in breve é la storia di mio nonno che per me è stato figura di riferimento ed è grazie a lui se io ho un forte senso della Patria, se credo fermamente e incondizionatamente nei valori della libertà, della giustizia, nel rispetto fra gli uomini il loro pensiero e i loro ideli, se piango ogni volta che ascolto l’inno di Mameli, se sono disperata e preoccupata da come l’attuale classe politica ha ridotto la mia Patria e di come stanno facendo scempio della nostra Costituzione.
Meno male che tutti i nonni, bistonni e antenati che hanno fatto l’Italia non ci sono più, perchè credo che davanti a tale scempio di valori, al revisionismo storico dilagante e al costante attacco alla Costituzione e ai suoi valori e principi, non solo ne sofrirebbero molto ma morirebbero di dolore e di vergogna.
Lella Iozzia
Signora Lella, come la capisco, e mi è bastato leggere poco del suo racconto perchè le lacrime facessero capolino sul mio viso. Anche nella mia famiglia c’è tanta storia, nn so se ha letto il mio breve racconto, poco prima del suo.Come siciliana e come italiana ho tanto dolore per ciò cui si assiste oggi, per come la nostra Patria viene trattata e derisa, da chi però non ha mai patito dolore e sofferenza, da chi nn sa cosa vuol dire affrontare un plotone d’esecuzione a testa alta con coraggio e onore , da chi in realtà è un codardo.Oggi coloro che parlano, criticano, deridono la Patria e la bandiera, sono dei codardi, nemmeno degni d’essere chiamati italiani proprio perchè i veri italiani, rischiando la propria vita, nn avrebbero Mai rinnegato la propria Patria.
con affetto e solidale patriottismo…
Silvia Bentivegna
Nel testo precedente non so perchè ma non è venuta trascritta la frase che il nonno mi rispose quando gli chiesi come era riuscito a sopravvivere nel lager, e siccome io ne ho fatto il mio motto ci tengo a farla conoscere: “La voglia di vincere deve essere sempre più forte della paura di morire.”
Gentile dott. Cazzullo,
Mio nonno ha servito l’Italia nella Regia Marina dal marzo 1923 al novembre 1967. Allievo Rt (radio telegrafista) presso La Spezia, è stato imbarcato su vari tipi di navi di superficie: Doria e Cavour (corazzate); Zara,Trieste e Pola (incrociatori); Battisti e Zeno ( cacciatorpediniere); Pegaso e Aliseo (avvisi scorta). E’ stato in Somalia preso le stazioni Rt di Af-madù,Kisimaio,Merca,Af-goi e Mogadiscio. E’ stato in Albania. In Italia ha prestato servizio presso il Centro Radio Ministero Marina; presso il Comando Marina Militare Brindisi Sezione Ufficio TLC (telecomunicazioni). Successivamente da ufficiale è stato direttore del Centro TLC di Brindisi. Ha concluso la sua carriera a Gaeta, distaccato al Ministero della Finanza, presso la Scuola Nautica della Guardia di Finanza di Gaeta. Partito volontario giovanissimo si è congedato con il grado di capitano. Da pensionato ricevette, a titolo onorifico, il grado di capitano di corvetta (maggiore).
Dalle sue memorie mi sembra interessante questa storia: “ Vi domanderete certamente cosa ci facesse un Sottufficiale Rt della Marina in Albania….Alla fine del 1° conflitto mondiale, oltre la sovranità dell’isola di Saseno (posta di fronte al porto di Vallona), venne affidato all’Italia l’incarico …. di assistere il giovane stato (l’Abania), sorto dalle rovine dell’impero Austro-Ungarico, a darsi un’organizzazione adeguata ai tempi per un paese indipendente….Anche la stampa era diretta da noi, con il quotidiano Gazeta Skipetara, edito dalla Gazzetta del Mezzogiorno. A tal fine un nostro operatore Rt, dislocato presso la Legazione d’Italia, forniva alla redazione del giornale tutti i comunicati della Agenzia Stefani.Appena costituito il giovane stato venne eretto a repubblica con a capo il signor Ahmed Zogu, detto Zog. Questo signore durante la grande guerra, a capo di una grossa banda di guerriglieri, si era adoperato per la causa degli alleati….Intanto questo Zog… si mise a brigare con gli inglesi, contro i nostri interessi. La nostra reazione fu immediata e decisa…..In Albania venni trasferito nell’ottobre del 1938. Nel gennaio del 1939, da Durazzo venni destinato a Tirana, presso la Legazione, in sostituzione dell’operatore addetto alla ricezione della Stefani…..Qualche giorno prima del famoso 10 Giugno 1940, avemmo a Durazzo la visita del Conte Ciano che non mancò fare un discorso alla folla plaudente, dalla Bastia ( palazzo Comunale) durante il discorso tra l’altro, disse:” il giorno che voi state aspettando con tanta ansia, presto scoccherà”. Infatti il 9 Giugno 1940…il Capo Posto mi annunzio l’entrata in vigore delle procedure previste per il tempo di guerra.”
Dott. Cazzullo posso sapere se ha ricevuto il mio racconto “E & E” Nubi scure abbrunano gli animi. Lo ho inviato all’indirizzo di Roma che Lei mi ha dato. Grazie e ancora complimenti. rita
Caro Aldo, come forse ricorderai ci siamo incontrati ieri sera alla presentazione di ‘Viva l’Italia’ a Catania. In quell’occasione ti ho informato dell’attività che, con il nostro gruppo ‘Liberacittadinanza’ (sede di Acireale, ma vi sono moplte altre sedi in tutt’Italia, sito http://www.liberacittadinanza.it))abbiamo svolto nelle scuole medie superiori per parlare di Unità d’Italia e dei valori che, partendo dal Risorgimento, passando per la Grande Guerra e la Resistenza, attraverso un ‘fil rouge’ di passione ideale, sangue ed eroismo (quanti ragazzi morti al griso di ‘viva l’Italia!)porta alla Costituzione, la nostra carta dei principi, che tutti i cittadini dovrebbero poter difendere in ogni modo. La stessa traccia del tuo splendido libro, che in gran parte ha costituito la base per il nostro lavoro, effettuato con l’ausilio un supporto multimediale (un video di 40′ circa intitolato ‘L’Italia sarà quel che voi sarete’), che cercherò di inviare a questo sito . Produrre questo video che contiene spezzoni di film, filmati d’epoca, musiche, testimonianze, è stato davvero entusiasmante. Così come entusiasmante è stato girare per le scuole e destare grande interesse presso i ragazzi. Abbiamo anche scovato un signore,Antonino Corvaja, ovviamente anziano, 89 anni, ma ancora vitalissimo, reduce dall’eccidio di Cefalonia. Il suo racconto della ‘consultazione’ alla truppa operata dal generale Gandin (‘nessuno di noi mosse un passo in avanti..’) ci mette ogni volta i brividi addosso..Ho voluto con queste poche righe rendere partecipi i tuoi lettori che si può diventare anche storici, unitaristi, costituzionalisti ‘da strada’: basta avere passione, metterci impegno, ed essere stimolati da scritti come quello tuo che rincuora ed infonde coraggio ed entusiasmo, in questa fase storica dove troppo spesso, non esito a dirlo, ci siamo vergognati di essere italiani. Grazie ancora per quello che hai fatto esperiamo di poterci reincontrare quanto prima. Citto Leotta
Gentile Citto Leotta,
è vero, il libro del dott. Cazzullo ” Viva l’Italia” mi ha dato entusiasmo e forte desiderio di riscoprire la nostra storia. Sto leggendo con avidità il Risorgimento scritto da Indro Montanelli e continuo a rileggere il libro del dott. Cazzullo. Sentivo la mancanza di un punto di riferimento, di un qualcosa o qualcuno che rimettesse al centro dell’attenzione l’Italia.
cordiali saluti
Raffaele di Giorgio
Gentile Aldo Cazzullo, sto leggendo il Suo Viva l’Italia, un dono ricevuto da Pieranna Margaroli (ed.Tararà). Mi piace, molto: sto imparando il Risorgimento. I Viva l’Italia risorgimentali e resistenziali ci aiutano a capire il valore di una Unità così ancora sconosciuta, data per scontata ma non per questo frequentata nelle anime. Con piacere vedo citata Cleonice Tomassetti, a cui abbiamo dedicato uno spettacolo (Teatrino al forno del pane “Giorgio Buridan”), la prima avvenuta a maggio,a Caraglio, prov.Cuneo.Ma, prima ancora ho scritto una prefazione alla riedizione di Classe IIIB: Cleonice Tomassetti, vita e morte; di Nino Chiovini. Avrei molto da raccontarLe, e questo spazio non basterebbe. Intanto,ecco alcune notizie che ritengo importanti e utili. 1.A Caraglio è stato ritrovato un diaro di un giovane che, arruolato nell’esercito sabaudo, ha scritto un diario, giorno per giorno della seconda guerra di indipendenza, a partire dal 1857; Chiaffredo Riba, il quale ritorna dopo un ritorno a Caraglio, alle battaglie contro i briganti. Su questo diario è stato costruito uno spettacolo dai ragazzini delle quarte elementari, ho collaborato adattandone il testo. 2. Ho il diario scritto giorno per giorno (tra il 1935 e 36) da mio suocero, Adriano Cottura, alpino, nella guerra di Abissinia; e il diario dalla Russia, nel ritorno indietro, sfuggito alla sacca, alla fine del ’42. 3. Ho il Diario di guerra partigiana,(dal 1944 al 45) di Giorgio Buridan, scrittore e commediografo , che era stato nella formazione Valtoce, al comando di Alfredo Di Dio; in questo diario si racconta le battaglie per la Repubblica dell’Ossola, la ritirata in Svizzera, la fuga dalla Svizzera e le ultime azioni fino alla sfilata a Milano liberata. Di Giorgio Buridan, di cui ho ereditato l’archivio, ci sono due romanzi e un atto unico (del 46 e 47)inediti di argomento partigiano, con chiari riferimenti autobiografici. Il mio numero telefonico è 0171.619935, abito a Caraglio. Buon lavoro, e grazie, Maria Silvia Caffari
grazie cara Maria Silvia, vorrei assolutamente avere il testo su Cleonice Tomassetti, me lo può mandare per mail acazzullo@rcs.it o spedire al corriere della sera piazza venezia 5 roma? grazie mille
CLEONICE E QUARATANTATRÉ VIVA L’ITALIA
“Il 20 Giugno 1944, Cleonice Tomassetti aveva 32 anni… ne avrebbe compiuti 33 a novembre…. Quest’anno, avrebbe compiuto… fate il conto – era nata nel 1911 -… cento anni… Cento anni….Ma, resta giovane chi muore giovane… “Muor giovane colui ch’al cielo è caro”…Muore giovane chi è caro agli Dei… Una consolazione?… o una verità?
Il più vecchio di quei 43 fucilati a Fondotoce aveva 41 anni, altri avevano tra i 30 e i 35 anni; altri tra i 21 e 26 anni; sei erano ventenni, 1 aveva 19 anni, cinque avevano 18 anni…
Molti sono lombardi, alcuni piemontesi del Lago Maggiore, ma c’è chi viene dalla Calabria, dalla Sicilia, dal Friuli e … Si son trovati da queste parti dopo l’8 settembre, e sono diventati partigiani della montagna, partigiani d’Italia… Già, Italia… Unita…. Questa è Unità d’Italia….Tutti uniti, insieme, contro il nemico di oggi…
Uno dei diciottenni si chiama Carlo Suzzi. Teniamolo a mente questo nome, Carlo Suzzi, il 43esimo dei 43…(che sarà il testimone, fino all’ultimo istante dei suoi compagni, perché Carlo Suzzi sopravvive)…Qualcuno a volte si salva per raccontare, forse…
Cleonice ha 32 anni….Cleonice, abita a Milano, ma viene dalla provincia di Rieti.
Chi sei, Cleonice ? Cosa ci fai qui, tra altri disperati, in un giorno di sole, lungo il Lago più bello d’Italia?”
*
Questo è un frammento dal testo dello spettacolo “Cleonice”, rappresentato a Caraglio il 6 e 7 maggio, dal Teatrino al forno del pane “Giorgio Buridan”, (nella rassegna ‘Cogito ergo…’2011, di santibriganti teatro, per il Comune di Caraglio) composto dalla sottoscritta, che ha voluto esprimere in questo suo ‘lavoro’, tutta la sua riconoscenza a chi le ha fatto conoscere la storia di Cleonice Tomassetti.
Perché parlare, scrivere, di una persona, di una donna di cui, se non fossero giunte fino a noi le tre fotografie dei 43 giovani che stanno andando a morire a Fondotoce, non avremmo saputo altro che un nome?
I motivi sono molti, ma alla base di tutti, una curiosità, poi un innamoramento: per una storia, per una persona, e soprattutto per i significati di quella vita nella nostra.
Un anno particolare questo, per le commemorazioni, un incrocio di memorie che si ritrovano sotto il nome Italia. Unità d’Italia…: che senso ha? Deve averne uno, grande, profondo, ben radicato se è l’ultimo grido di una giovane donna, che incita i compagni al coraggio: “…è il nostro destino, figlioli! Cerchiamo di morire come si deve….”. E il “Viva l’Italia!” di Cleonice, diventa eco moltiplicato nelle voci dei compagni, prima di cadere… Poi il silenzio, e lo scorrere dell’acqua lì accanto. Proibito a chiunque di avvicinarsi ai corpi…soltanto l’indomani permessa la pietà del ricomporre quel che resta di 43 giovani. 43 casse…ne avanza una… minacce, di altra ‘rappresaglia’. Mentre il diciottenne Carlo Suzzi, ancora vivo dopo la fucilazione e il colpo di grazia, viene segretamente soccorso, una versione dei fatti, credibile e miracolosamente accettata, è questa: è l’acqua del canale che passa lì accanto ad aver sottratto uno dei corpi, portandoselo via verso il Lago Maggiore, luogo di molte sepolture in quei tanti mesi, a partire dal settembre 1943.
C’è un momento, immediatamente dopo l’ultimo respiro, in cui si può toccare il silenzio, diventato materia, sostanza di un altro mondo, una terra di nessuno, e quindi di tutti, dove avvengono i saluti, gli addii, gli arrivederci. Quel silenzio ha la forza severa di una richiesta: chi ha visto, chi sa, chi saprà, ricordi e racconti. Un appiglio alla storia: dall’inizio o dalla fine di quella storia?
“Nice….Da dove incominciare? / Ma hai già cominciato… / Sì, è vero, ma è ancora lì, lei,… e sembra non volersi incamminare … / Forse, aspetta il nostro racconto…/ Ma, lei sa… /Anche noi… sappiamo, ora, ma lei non ci parla, non ci guarda, sembra a quei bambini che abbassano lo sguardo, no, non per paura… ma per ostinazione, una provocazione alla nostra capacità di capire… e perché loro hanno già detto tutto e ora tocca a noi…di capire, accarezzare, consolare, raccontare… / Facciamo come in certi film: si inizi dalla fine… / Non è forse nella fine che si definiscono i ritratti, tutte le esistenze…? / Già… Poi si ritorna all’inizio con già qualche idea, qualche aspettativa, delle suggestioni!…/ Ecco…Siamo a Intra….L’avvocato Liguori si trovava, anche lui prigioniero, nelle cantine della Villa Caramora di Intra… poi scriverà in un suo libro di quella donna, del suo comportamento, di cosa rappresentò per tutti quelli che si trovarono con lei in quelle ultime ore di vita. ‘… ignoro il nome di questa donna, ma farò di tutto, quando tempi migliori e maggior libertà me lo consentiranno per conoscerlo e additarlo alla pubblica ammirazione’”.
E, allora si può iniziare dalla fine, e alla fine ci sono poche e semplici parole: Viva l’Italia! Un grido spogliato da ogni sospetto di esaltazione nazionalista e retorico patriottismo, perché è ciò che è stato preparato da una vita intera, scelta dopo scelta, per imparare cosa sono dignità, giustizia e libertà.
“Le parole giustizia e libertà sono due aquiloni che ondeggiano in cielo attaccati ai fili delle nostre vite”.
Così, l’aquilone che non ha mai volato, nella poesia della bambina Irene Magistrini, spaventato dal terribile spettacolo di quei 43 che avanzano “trascinando i piedi e inalberando un cartello”, potrà spiccare il volo da quel prato su cui si fonda fisicamente e idealmente la Casa della Resistenza di Fondotoce.
SONO QUESTI I LIBERATORI D’ITALIA OPPURE SONO I BANDITI?
Un punto interrogativo? Ci si aspetta allora una risposta? Ci vuole una risposta…
Sì, noi siamo i liberatori d’Italia…noi moriamo e l’Italia vivrà…
Mi scuso di invadere ingiustamente questo spazio, ma onestamente mi pare un buon modo per cercare di mettersi in contatto con lei.
Essendo il responsabile della Festa del Pd di Piombino mi piacerbbe invitarla ad una specifica iniziativa per la presentazione del suo libro Viva l’Italia. La nostra festa va da Domenica 21 Adosto a Domenica 4 Settembre. Ci farebbe molto piacere la sua presenza. Resto in attesa di un suo cenno di riscontro.
La saluto e le auguro buon lavoro
Antonio Dorino
in quelle date non ce la faccio Antonio, mi spiace
Gent.le Dott.Cazzullo,
ieri sera ho visto su Rai Storia la sua trasmissione “Rotocalco-in diretta dal Risorgimento”.Desidero ringraziarla con tutto il cuore.Mi sono commmosso,e non mi vergogno a scriverlo,fino alle lacrime.Sono di famiglia risorgimentale.Sono un pronipote di Giovanni Rossetti n.a Trebaseleghe il 11 aprile 1836,allievo nella facoltà politico-legale all’Università di Padova nel biennioo 1857-58 e 1858-59.Nel 59 si aurolò nella “Compagnia Militare di Lombardia” e nel 60 partecipò alla Spedizione dei Mille,1a squadra.1a compagnia capitanata da Nino Bixio.Se lo desidera,ma non conosco il suo indirizzo di posta elettronica,le posso inviarle altri dettagli ,oltre a copia di una lettera di Garibaldi e dell’attestato con la medaglia dei Mille.-Ogni mattina,aprendo il Corriere cerco sempre se c’è un suo articolo(che trovo immancabilmente su “Io Donna”.-Ho comperato il suo libro “Viva L’Italia”,mi piacerebbe avere una sua piccola dedica,anche due parole e la firma,ma non è possibile.
Lei con i suoi scritti ed adesso con la trasmissione televisiva contribuisce a far conoscere una pagina gloriosa ed esaltante
della nostra cara,amata,bella Italia.Grazie ancora.
Cordiali saluti. Giuseppe Rossetti-Via Papa Luciani,14 35013 CITTADELLA
grazie mille!
Una bella occasione questo 150esimo anno dell’Unità d’Italia e il lbro “Viva l’Italia”, di Lei, Aldo Cazzullo, per ricordare che la partigiana Divisione Valtoce,comandata da Alfredo Di DIO (Marco), scelse il motto “La vita per l’Italia”, e che davvero diedero la vita, con tanti altri, anche Alfredo e suo fratello Antonio Di Dio. Un saluto a Lei e a tutti quelli che leggeranno tra queste sue pagine. Maria Silvia Caffari
grazie, davvero prezioso il suo intervento
Un contributo alla conoscenza di quanto fosse chiaramente sentita la continuità Italia del Risorgimento e Italia che la Resistenza stava costruendo, quanto detto da Ettore Tibaldi, presidente della Giunta Provvisoria di governo dell’Ossola, nella prima riunione (11 settembre 1944): “Anche se durasse una sola settiamna, dobbiamo fare e pensare come nell’Italia di ieri non si è fatto e pensato, dobbiamo comportarci come gli uomini della Repubblica romana del 1849″. [Vedi: Edgardo Ferrari, Poste e francobolli nella zona libera dell'Ossola, (che cita da Anita Azzari, da Mario Bonfantini, Saggi e ricordi, Valstrona 1983). In: La Repubblica partigiana dell'Ossola /a cura di Angelo Del Boca. Crodo: Centro studi P.Ginocchi, 2004]. La Repubblica dell’Ossola durò soltanto 40 giorni ma in quei pochi giorni si fece il primo esperimento, si posero le basi della nuova Italia democratica repubblicana.
Gentile Aldo Cazzullo, nel libro da cui ho preso la citazione “La Repubblica partigiana dell’Ossola, a cura di Angelo Del Boca”, vi è comunicato il divieto della riproduzione dei testi, non so se vale anche per questo mio intervento sul Suo blog. Lei saprà come fare. Grazie. M. Silvia C.
Ciao a tutti
Mio padre mi ha raccontato molto della sua esperienza della seconda guerra mondiale voglio condividere con voi questa storia ,la quale da subito mi ha fatto pensare anche se ero un bambino.
Si tratta di un paesino delle Madonie,(Sicilia) quasi tutti i giovani vengono “esortati” a salire su alcune corriere perche a Palermo un certo personaggio doveva fare un discorso.Finito il discorso ecco spuntare la domanda fatidica ,ha chiesto a tutti quei ragazzi siciliani se volevano che l’Italia entrasse in guerra,immaggino sapete gia la risposta .lui e altri contadini sono rimasti muti ,ma altrettanto meravigliati come mai (lui li ha chiamati gli studenti)… fossero cosi entusiasti di partire per la guerra, forse si annoiavano? Al ritorno sulle corriere si accese una forte discussione ,fra qualche contadino e qualche “benestante”.
Si è poi conclusa in Grecia in una postazione di artigleria di montagna sotto un bombardamento : proprio quello che era tra i piu convinti di entrare in guerra ,si era nascosto al riparo terrorizzato e visto che il compito a loro assegnato fosse un lavoro in coppia è toccato a mio padre l’onere di “esortarlo” (non ha mai specificato ma non credo ci sia andato leggero…)
Mi risulta che a Palermo moltissimi hanno gridato Un “SI” Fragoroso.
Mi dispiace che lui non c’è piu ,ma sono convinto che i 4 “SI” che sono stati urlati ultimamente in Italia siano riusciti a oltrepassare quel velo che ci separa da loro e ho immagginato il sorriso di mio Padre.Sono convinto che ha apprezzato questo risultato.
Signora Lella si chiedera come mai parlo di mio padre come se fosse ancora vivo…perche anche lei quando racconta le storie di suo Nonno non fa altro che ridare voce ad una persona che non puo farlo e le assicuro che suo Nonno assieme a tantissimi altri ,proprio in questi giorni hanno tantissima voglia di dire la loro e se non lo facciamo noi che le abbiamo sentite queste storie ,i nostri figli e i nostri nipoti non saranno mai in grado di riconoscere quello che è buono e quello che è nocivo sia per il corpo, che per la mente.
Antonino non credo che il sud sia mai stato veramente liberato ,nutro dei dubbi anche per il resto dell’Italia .
è da un po di tempo che ho fatto una serie di considerazioni : Credo che qualsiasi dominatore straniero sia meno Rapace e Vorace verso un altro Popolo,quindi non è detto che certi “connazionali” si sono comportati e si comportano meglio.E poi la Libia sta facendo scuola ultimamente.
Un saluto al Sign.Aldo
grazie mille, un saluto a lei
Gentilissimo dottore Cazzullo,
ho letto il suo articolo di sabato 09/07/11 sulle problematiche dell’affido.Vorrei riuscire a contattare l’onorevole Elvira Savino per poterle esporre il mio caso di genitore affidatario da 12 anni avente,al momento,grossi problemi in tribunale.Il rischio è che la giovane adolescente cresciuta nella mia famiglia da quando aveva 8 mesi,ora venga spostata in una casa famiglia senza ragionevoli motivazioni.
Sperando nella sua collaborazione e disponibile ad ulteriori chiarimenti la ringrazio anticipatamente.
Elisabetta
Gentile Dott. Cazzullo,potrei raccontare storie di antenati che hanno partecipato all’unità d’Italia ma mi piace raccontare un episodio recente della mia vita professionale. Insegno strumento e musica d’insieme presso la scuola ad indirizzo musicale D’Oria-Pascoli di Genova. Quest’anno alcuni alunni mi hanno choesto di arrangiare per il nostro organico orchestrale l’inno di Mameli-Novaro con il commento: “Prof. ! Non sarà una grande musica ma quest’anno è una bella cosa da fare!” Preparato il brano insieme ad altri brani del nostro repertorio per il consueto concerto di fine anno al Palazzo Ducale di Genova, noto che le alunne del gruppo orchestrale si erano persino dipinte le unghie col tricolore! Il pubblico si è alzato in piedi e ha cantato l’inno con la mano sul cuore! Per me, insegnante cinquantenne crsciuto a pane e fratelli d’Italia è stata una grande Emozione.
Un Caro saluto, con stima. Mario Del Grosso,
grazie mille
Gentile dottor Cazzullo,
sicuramente non sono prioritaria alle molte faccende che deve sbrigare però se fosse possibile gradirei una risposta.Mi basta sapere se è in grado o no di inviarmi la mail della dottoressa Elvira Savino.
Grazie di cuore.
A presto.
Betty
mi scusi il ritardo ma non la sapevo neppure io. elvirasavino@gmail.com. se no può contattare la sua segreteria alla camera 06 67 001
Caro Dott. Cazzullo, a dire la verità non voglio parlarle della storia della mia famiglia, ma commentare un suo articolo apparso su “SETTE” del 28 luglio, dove ho trovato questo indirizzo e-mail.
Secondo me sarebbe importante dire chi sono “certi giornali e certi ambienti…..e personaggi al limite dell’impostura”, altrimenti questi continueranno a imperversare. Oppure, come temo io, costoro sono talmente potenti che è meglio non attirarsi il loro odio? Cordialii saluti
Enrico Motta
Caro Dott. Cazzullo, ho letto il suo libro Viva l’Italia che ho trovato molto arguto e divertente. Sono una delle 7 figlie di Aldobrando Medici Tornaquinci e volevo ringraziarla per averlo ricordato. Mi dispiace però che l’abbia ricordato “perchè non c’era” all’attentato di via Masaccio a Firenze. C’era stato molte altre volte. Lei dice nel libro che non c’era stato davvero il pericolo di una divisione fra il Nord ed il Sud da parte del CNL. Mio padre, che in quel periodo era sottosegretario al Governo Bonomi, si paracadutò a Torino per convincere il CLNAI a desistere dall’idea della secessione. Allora aveva 35 anni, 4 figlie e non si era mai paracadutato prima; ed aveva una posizione di responsabilità.Fu anche braccato e si rifugiò in Svizzera dove lo presero prigioniero. Quando si qualificò, era il 1° d’ Aprile ed il gGoverno Italiano pensò ad uno scherzo…..Si è anche occupato delle relazioni fra il CLN Toscano con gli Americani, passando molte volte le linee nemiche sia a piedi chè in bicicletta per trattare la liberazione di Firenze.
Queste sono le testimonianze che ho avuto io nei miei 69 anni di vita. C’è un archivio di mio padre al Museo della Resistenza di Firenze.
Io purtroppo conosco solo mio padre da queste testimonianze. Mio padre è morto nel 1947 ed aveva lasciato il Governo nel 1946, perchè, secondo quanto diceva mia madre, era già tutto uno schifo.
La ringrazio per il suo libro che almeno può far pensare i giovani.
Un affettuoso saluto
Ippolita Medici Tornaquinci
Egregio, l’avevo vista tempo fa in Tv presentare il suo libro, W l’Italia, mi ero favorevolmente stupito, finalmente anche uno di sinistra come lei, poteva essere un patriota, è stata una impressione positiva, perchè tutti quelli di sinistra erano per me quelli favorevoli al nazionalismo jugoslavo ed anti italiano.
Ma leggendo nel Magazine del corriere il suo pezzo sui fatti norvegesi mi devo ricredere, gratta gratta esce fuori sempre il “progressista”alla bagna cauda.
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Ma come fa a scrivere che il fascismo era nella sua essenza ideologica antisemita e per i lager? suvvia, anche Perlasca? e tutti gli ebrei di Nizza e Salonicco salvati, anche su tacito ordine di buon anima?
Ma come fa a scrivere che le truppe italiane in Russia e nei balcani hanno condotto una guerra di sterminio, ma andiamo…si informi meglio..non siamo tutti degli Annah Arendt ma neanche dei casalinghi di Voghera.
che delusione, la credevo diverso.
Franco Nullo.
Alberto Mario ( la camicia rossa )
Gentile Aldo,
sto guardando ( e allo stesso tempo scrivendo) la sua intervista da fazio.
Mi volevo complimentare con Lei, per la storia che ha raccolto nel suo ultimo Libro. anch’io sono langhetta, sono originaria del Cappelletto, luogo fenogliano. Anche mio padre mi ha raccontato la storia del tesoretto. Lui era dalla parte dei partigiani (al tempo della guerra aveva poco piç di 12 anni) ma la questione del tesoretto gli e’ sempre rimasta un po’ sullo stomaco…
Mi e’ piaciuta molto la sua intervista e spero di incontrarla presto magari in giro per alba. Le porto anche i saluti del mio compagno, Lorenzo, figlio di Piero Bairati che forse ricorderá’.
Cordiali saluti,
Luisa Abrigo
Esimio Dott. Cazzullo, ho inviato il mio piccolo racconto all’indirizzo che Lei personalmente mi ha indicato. La ringrazio ancora per la gentilezza dimostrata durante la presentazione del Suo libro, ma come ho già richiesto mesi addietro, gradirei sapere se questo mio piccolo lavoro è stato recapitato! Ringrazio ancora e auguro a Lei e ai Suoi collaboratori un Felice Anno. rita