VIVA L’ITALIA IN SICILIA

6 commenti

cari amici siciliani, lo spettacolo tratto da Viva l’Italia arriva in Sicilia. La storia dell’isola e dell’Italia raccontata dalle letture di Marianna Dal Collo e Paolo Valerio, dalle musiche di Sabrina Reale, dai miei commenti, dai video della Grande Guerra e della Resistenza, dalle musiche – dai canti risorgimentali a Francesco de Gregori – e dalle immagini più belle dell’Italia. sino al gran finale con i capolavori dipinti da italiani – Antonello da Messina e Piero della Francesca, Michelangelo e Tiziano – che sono ora nei grandi musei del mondo. Ingresso libero, commozione assicurata.

Stasera parliamo del libro al festival di RAGUSA, alle 21.

Lunedi 2 maggio, CATANIA, teatro Angelo Musco, via Umberto 312, ore 21

martedì 3 maggio, PALERMO, teatro Biondo, via Roma 258

mercoledi 4 maggio, MESSINA, palacultura Antonello da Messina, viale Boccetta

giovedi 5 maggio, MARSALA, versione fai-da-te con le letture di Marianna Dal Collo e i miei commenti

venerdì 6 maggio ore 21 e sabato 7 maggiore ore 7, RIBERA, teatro Lupo, piazza Castello 2

sabato 7 maggio ore 21 TAORMINA, palazzo dei congressi, piazza Badia

6 risposte a "VIVA L’ITALIA IN SICILIA"

  1. Caro Cazzullo,
    anche se sul giudizio sull’opera di Pino Aprile dissento(parlando di Unità d’Italia), anche se non sulla bellezza dell’Italia unita com’è ovvio, sarò lieto di venire alla tappa messinese e spero di convincere anche altri ad assistervi. Sono certo che sarà stimolante.
    PS: il suo articolo sulla morte di Ferrero sul Corriere-che mi aspettavo vista la sua provenienza-è stato davvero toccante.

    Nino

  2. vincenzo scrive:

    Caro Cazzullo sono da poco ritornato a casa dopo il suo spettacolo tenuto alla casa della cultura, beh stasera ne abbiamo viste di cotte e di crude abbiamo visto il Mussolini della serata urlare il Preside acculturato parlare di storia e quel giornalista (MI SEMBRAVA PLATINETTE) buono solo a criticare fino ad arrivare alla fine a capire quanto fosse ridicola la sua critica.. e lo ha capito da se! Così come il preside poverino si aspettava di far notare che non è un libro storico ignorando in maniera clamorosa che benché non si parli di fascismo come dice lui … (eppure di quello schifo stasera ne ho sentito parlare…) ha proprio lui lasciato un grande buco OVVERO CAPIRE CHE IL SUO LIBRO VUOLE Arrivare semplicemente al cuore degli italiani e farci capire che anche se di tre colori siamo UN’UNICA BANDIERA … E CHE LO SCARICABARILE è IL NOSTRO MALE PIù GRANDE… IO CHE NON SAPEVO NELLA MIA IGNORANZA CHI “CAZZULLO” FOSSE CAZZULLO . HO VISTO IL TUTTO CON GLI OCCHI DEL CUORE SENZA PRECONCETTI ED HO BEN TRATTO TANTA STORIA DA UN LIBRO CHE PARLA SEMPLICEMENTE DI VITA. LI SCUSI GLI ECCELLENTISSIMI IGNORANTI TROVATI SULLA SUA STRADA MA 1 DIFETTO CE L’HA DAVVERO …. LE DICO SOLO FORZA INTER…. ANCHE QUESTA è ITALIA QUINDI …W L’ITALIA

  3. francesca scrive:

    Qui Messina.
    Ho assistito alla conversazione nel tardo pomeriggio ed allo spettacolo seguente. Grazie! Lo spettacolo è stato interessante oltre che bello, la conversazione precedente forse un pò meno, inutilmente polemica e poco costruttiva. La bellezza ci salverà! E’ questo quello che mi rimane dopo queste quasi 4 ore (uhhh quante!!) di Viva l’Italia. L’arte, la poesia, la capacità di sentire forti passioni sono tutte espressioni della bellezza.
    Lei dice che c’è voglia di Italia all’estero, che il “brend” (non lo dica più la prego!!)Italia è ricercato, che vorrebbero mangiare vestirsi vivere come noi, mah… Non mi ha convinto molto, un’espediente per compiacere la platea imbalsamata. Mia figlia (quasi 7 anni) che ha assistito allo spettacolo, ascoltando la storia di una delle eroine risorgimentali, che vestita da uomo ha combattuto fino alla morte, si è illuminata ed ha esclamato “Come Mulan, mamma!”. Lì, si, ci ha convinto tutti!
    Grazie.
    F.G.

  4. E’ innegabile. Ieri sera a Ribera, 6 maggio 2011, grazie all’iniziativa di Nenè Mangiacavallo e all’impegno dell’amministrrazione comunale, si è vissuta una serata di grandi emozioni sulla scia dell’orgoglio di essere italiani. Si è percorso un lungo cammino, raccontato magistralmente dal giornalista Aldo Cazzullo, editorialista del Corriere della Sera, che dall’Unità d’Italia ha condotto fino al grande conflitto. Un percorso dal quale sono emerse le figure di italiani che hanno offerto la loro vita per un’Italia migliore. Concittadini che non hanno esitato a spirare per l’Italia sotto il grido di “Viva l’Italia”. E non sbaglia Aldo Cazzullo quando dice: “Talora parliamo dell’Italia come se non fosse una cosa seria. E ci pare impossibile che siano esistiti uomini e donne per cui l’Italia era un ideale che valeva la vita, e per cui “Viva l’Italia!” furono le ultime parole”.

    Sono volate, ieri sera, due ore di forte intensità e dolcezza, come spinte dal tiepido e gradito vento di primavera. Due ore di memoria, spesso dimenticata, sovente sconosciuta. Un simbolo che ci unisce, il Tricolore, fino a poco tempo fa sventolato per tifare la nazionale calcistica. Altre volte da una parte politica che l’ha usato come logo. Ma quel Tricolore è dipinto dell’amore di tanti italiani che non hanno esitato a offrire la loro vita per l’Italia. Siamo una Nazione, spesso derisa da altre che hanno poco da annoverare nella loro storia, letteratura, arte. Altre volte da noi stessi, incapaci di guardare all’indietro e rinfrescare quella memoria che abbiamo perduto. Una memoria preziosa che ci consentirebbe meglio di capire perchè non bisogna sussurrare, ma urlare l’Inno di Mameli. Un Inno quasi sconosciuto e che grazie all’ex Presidente della Repubblica, Ciampi, ora all’attuale, Napolitano, è ritornato a segnare e sventolare non solo la memoria di chi ha dato la vita per l’Italia, ma anche ad amare quel sano “orgoglio” di una Nazione che ha un ventaglio di ricchezze di straordinario e immenso valore.

    Ci appare superfluo raccontare le emozioni che si sono vissute ieri sera nel percorrere il cammino proposto da Aldo Cazzullo, con la collaborazione di una bravissima pianista e di due attori che hanno affascinato con la lettura di alcuni momenti di storia dedicati al sacrificio di italiani morti per il Tricolore. C’è stata una grande affluenza di gente. Di certo, possiamo constatare che è stata una grande occasione perduta per chi non era presente.
    Filippo Cardinale
    direttore http://www.corrieredisciacca.it

  5. Laura Pulejo scrive:

    Gentile Dott. Cazzullo,
    ci siamo incontrati a Messina e dietro suo suggerimento le mando un breve abstact del mio lavoro fatto su lettere che molti anni ho trovato in maniera incredibile, in un baule sotterrato…è stato un caso o il mio antenato mi ha chiamato perchè voleva che parlassi di lui?

    Storie di Famiglia ed eroi minori: Francesco Lella Console di Sardegna a Messina di Laura Pulejo
    Francesco Lella 1826- 1898 console del Regno di Sardegna a Messina dal 1854 assiste i cittadini piemontesi e le navi di passaggio nel porto ma tesse anche una fitta rete di rapporti politici con esponenti della borghesia isolana e continentale e sembra essere l’anello di congiunzione tra alcuni siciliani che si adoperano per abbattere il regime borbonico, gli esponenti del governo piemontese e alcune personalità politiche in esilio
    Le lettere che Lella riceve dal 1854 al 1861 insieme ai rapporti consolari che a sua volta mandava a Torino ci danno il resoconto degli anni travagliati e ci fanno conoscere un rappresentante della borghesia imprenditoriale messinese e i soggetti con i quali aveva relazioni di parentela, di amicizia, di affari e di politica. Si tratta di lettere mandate a Francesco Lella da amici e simpatizzanti per la causa unitaria, dai delegati consolari di Riposto, Catania e Milazzo e dal console di Palermo e contengono notizie, cronache e confidenze sulla situazione politica. 1500 lettere nelle quali emergono le problematiche e le aspettative del popolo siciliano e le varie fasi che portarono alla liberazione dell’isola, i problemi del governo prodittatoriale in Sicilia, le aspettative deluse dei siciliani.. Chi scrive è animato da veri sentimenti patriottici condivisi da Lella ed è confortato dal fatto che il destinatario rappresenta un punto di riferimento e di incoraggiamento per proseguire la lotta politica.
    Lella riesce ad eludere la censura borbonica, fa arrivare armi e munizioni, è cauto, numera tutta la corrispondenza, così come fanno i suoi interlocutori. E’un entusiasta delle idee liberali, ma per il suo attivismo politico ha molti nemici che lo accusano di dispotismo consolare, di tenere una condotta politica poco consone alla sua carica, di irregolarità nel cambio della valuta, di favoritismi verso suoi congiunti. La sua amicizia con La Farina e la considerazione di cui gode presso Cavour, esplicitano il suo ruolo politico e ne fanno, a mio giudizio, una delle figure rappresentative del panorama risorgimentale messinese. Egli avverte Torino quando è sicuro che la sorveglianza della flotta borbonica che circonda la Sicilia è diminuita e quando è opportuno che si effettui lo sbarco dei Mille.
    L’amicizia con esponenti di primo piano della politica piemontese e con importanti personaggi che si battono per la causa unitaria è in linea con i suoi principi di siciliano illuminato che incarna e diffonde la causa risorgimentale. Il suo entusiasmo di giovane uomo traspare nei suoi rapporti consolari, la sua dedizione al re è totale perché crede fortemente che l’unificazione sotto la corona sabauda sia la panacea per i problemi della sua città e del meridione. Soppresso il consolato, dopo la morte del padre nel 1866, egli continuerà ad occuparsi di politica e si adopererà in tutti i modi per essere nominato senatore al solo scopo di ottenere che attraverso la nomina, il nuovo governo italiano gli riconosca il merito di aver contribuito alla causa risorgimentale. Ma la morte di Cavour segna il suo declino dalla scena politica, il suo desiderio di sedere negli scranni del Senato del Regno non verrà mai esaudito e a nulla varranno le richieste che egli manderà al Re attraverso numerosi personaggi che apertamente gli suggeriranno di pagare per accedere alla carica, cosa che egli rifiuterà sempre con sdegno.

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